Iniziamo dai piccoli gesti

Greta Thunberg, la ragazza di 16 anni che sta spopolando sul web, con i suoi discorsi che riguardano la situazione attualmente presente sul cambiamento climatico, sta conquistando migliaia di persone, soprattutto giovani: il suo coraggio sta iniziando a far aprire gli occhi alle folle.
Perché il riscaldamento globale è reale e sta diventando sempre più un problema insormontabile che conduce a un lento decesso del nostro pianeta Terra.
La Thunberg non ci vuole regalare speranze, perché di speranze non ne abbiamo più bisogno, ma ci vuole smuovere, ci vuole far capire quello che dovevamo aver capito da anni, ciò che ci sta conducendo a un punto di non ritorno.
Recentemente, è stato pubblicato “La nostra casa in fiamme”, un libro scritto dai genitori di Greta i quali ci parlano di come la loro vita è cambiata con gli ideali della loro prima figlia.

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Il libro si apre con un insieme di discorsi tenuti dalla nostra protagonista durante il 2018 e il 2019, questo collage fa da sfondo a quella che è la vera trama del libro.
Il percorso della famiglia Thunberg non è stato e non è tutt’ora un percorso semplice, come ogni famiglia ha avuto problemi più o meno difficili da affrontare, sono riusciti sempre a risolverli, contando su poche persone affidabili.
Greta è la prima figlia, sua sorella si chiama Beata ed entrambe sono la priorità dei genitori Svante Thunberg e Malena Ernman.
La missione di Greta è scaturita all’età di otto anni, dopo aver guardato un documentario a scuola che parlava di come il nostro mondo stesse cambiando.
Successivamente Greta cadde in depressione e rifiutò di mangiare, all’età di undici anni le hanno diagnosticato un autismo ad alto funzionamento e un disturbo ossessivo-compulsivo con mutismo selettivo e tutto ciò viene chiamato “Sindrome di Asperger”.
L’autismo non l’ha fermata nella sua missione e i suoi genitori la stanno sostenendo durante tutta la sua strada, così come la sorella che gioca un ruolo centrale all’interno della storia e della vita di Greta, Beata cerca di incoraggiarla sempre.
“La nostra casa è in fiamme” è sicuramente una storia che ci tocca nel profondo, ci regala il coraggio di un’esperienza vera che ha come protagonista una ragazza che lotta per il nostro futuro.
Proprio questa sua determinazione mi ha portata a partecipare, venerdì 19 Aprile, al Friday For Future a Piazza del Popolo dove, l’ispiratrice di questa manifestazione, è stata presente per non più di cinque minuti.
Purtroppo, non ho assistito all’intervento di Greta, però sono stata lì durante i discorsi di ragazzi proveniente da tutta Italia e da gran parte d’Europa.
L’intervento che ho trovato più interessante è stato del professore Antonello Pasini della CNR che ha spiegato in modo dettagliato e scientifico ciò che sta succedendo nel nostro mondo:

“La natura ha una dinamica più lenta ma inesorabile, quando aumenta la temperatura dobbiamo fare tanto per diminuirla, quando aumentano gli eventi estremi dobbiamo agire subito “.

Sebbene le tesi portate avanti dalla Thunberg siano belle e importante ciò che ci chiede, almeno per noi Italiani, è difficile, dovremmo completamente stravolgere il nostro stile di vita e non solo. Riflettendo, la plastica ormai viene utilizzata nella maggior parte delle industrie e viene impiegata in tantissimi settori, anche solo per fabbricare un libro: le copertine sono plastificate.
Quello di cui parla l’attivista è di ridurre la plastica, ma in che modo?
Ciò che indossiamo, ciò che usiamo quotidianamente: dalle penne, agli spazzolini, agli elettrodomestici, è tutta plastica.
Le persone lì riunite hanno veramente preso in considerazione che abbracciando, in modo del tutto sincero, gli ideali di Greta allora non si dovrebbe più usufruire della macchina, degli aerei, dei fast food, degli assorbenti monouso e di tanti altri beni primari e secondari? Esistono sì dei surrogati di tanti prodotti, ma quanti di noi li userebbero davvero?
Quanti di noi hanno una vita del tutto Green?
Io sono la prima che lo ammette, non ho questo stile di vita e mi è difficile anche solo pensarlo ma che allo stesso tempo amo la natura e la rispetto compiendo piccole azioni ma non limitando la mia vita del tutto.
È difficile che da un giorno all’altro la nostra mente improvvisamente cambi, facendoci adottare uno stile di vita totalmente ecologico, è più ragionevole capire che a ogni azione corrisponde una conseguenza e noi siamo i soggetti che la compiono, perciò riflettiamo quando chiediamo troppo alla natura.
Iniziamo dai piccoli gesti.


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Un piccolo gesto al Liceo scientifico Keplero

Colgo l’occasione presentando un progetto che seguo ormai da cinque anni.
Nel 2014, quando ho iniziato il liceo, il mio professore di scienze ha avviato un orto dentro la scuola, per avvicinare noi ragazzi alle tematiche ambientali.
Sono stata una delle prime ad aver aderito al progetto e insieme agli altri compagni ad aver creato un piccolo spazio verde all’interno del nostro liceo.
Da quel momento abbiamo iniziato a parlare della nostra attività, a spargere la voce e a sensibilizzare il progetto, non solo agli altri compagni ma anche agli adulti, attraverso la vendita di alcune piante curate da noi i cui soldi abbiamo donato in beneficenza.
Così abbiamo notato che effettivamente da parte di molte persone c’era voglia di collaborare, a questo proposito è stata inaugurata una pagina facebook, un canale youtube ed un blog.
Dopo tre anni, affinché il progetto avesse anche uno scopo pienamente didattico e conforme al nostro percorso scolastico, è stato costruito il primo Tetto Verde in una scuola Italiana.
Il nostro Tetto Verde è stato protagonista di tantissimi articoli su quotidiani, su riviste e su testate online. Noi ragazzi, insieme al professore, abbiamo partecipato a molte interviste e siamo anche andati in TV.

Tutto è stato pensato proprio per accompagnare gli alunni a toccare davvero con mano l’evoluzione dell’esistenza, dal seme al germoglio. Vale a dire la natura in tutte le sue fasi e forme per educare al rispetto dell’ambiente a 360 gradi, per comprendere cosa significa la tutela del territorio e delle acque, così come la biodiversità e i cambiamenti climatici. Studiati non sui libri, non da lontano, non come concetti astratti ma a tu per tu, a diretto contatto, a pochi metri di distanza. Senza neanche uscire dal portone dell’edificio scolastico ma restando all’interno, solo guardando un po’ più avanti e più in alto. Salendo in un campo non di calcio o di basket ma di botanica metropolitana. Vale a dire un’area in cui sono state messe a dimora piante di flora mediterranea di diverse specie controllate dai ragazzi costantemente per valutarne la fioritura e analizzarne una sere di caratteristiche, agronomiche, idrauliche e termiche

LA STAMPA- A ROMA LA PRIMA SCUOLA D’ITALIA CON IL GIARDINO SUL TETTO

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