Grande Era Onirica- Marta Zura-Puntaroni

Grande Era Onirica è il romanzo di Marta Zura-Puntaroni, edito minimum fax, pubblicato nel 2017.

 

 

 

Marta Zura-Putaroni ha ventisette anni, è una marchigiana DOC e vive insieme alla sua famosissima gattina Mimma. Gestisce il suo blog personale Diario di una snob e, oltre a questo, lavora come Social Media Manager nel campo della moda. Grande Era Onirica è il suo romanzo di esordio.

Grande Era Onirica è preceduto da due epigrafi: dei The Smiths e di Lev Tolstoj che fanno sì che il lettore si immedesimi sin da subito nella vita della protagonista, la stessa autrice, Marta.
Viene raccontata una storia dura ma delicata: il disturbo della personalità borderline e la depressione. Marta nutre un profondo vittimismo verso sé stessa e verso gli eventi che accadono nella sua vita, il suo stato è di perenne passività.

Marta ha ventisei anni e vive la sua vita attraverso Ere Oniriche: dipendenze da alcol (Grande Era Onirica del Martini), fumo (Grande Era Onirica delle Davidoff), farmaci (Grande Era Onirica del Tavor, del Fevarin..) o semplicemente momenti della sua vita, che provocano un’alterazione dei suoi sogni e della realtà:

” Le Grandi Ere Oniriche sono strettamente collegate alle mie dipendenze, e all’interno delle Grandi Ere Oniriche posso riconoscere i fili conduttori delle sostanze, qualcosa di chimico che lega assieme gli spasmi notturni della corteccia prefrontale e sembra quasi dar loro un senso.”

Racconta i suoi percorsi di psicoanalisi, dell’amore che nutre verso un uomo, il Poeta, che poi improvvisamente scomparirà lasciando spazio all’Altro, la sua confusione mentale interviene anche nell’ambito dell’amore e del sesso, facendole vivere tutto con apatia che poi comporterà la continua depressione della protagonista.
Sono descritte le paure più remote dell’autrice, le paure che caratterizzarono la sua infanzia e l’adolescenza, la voglia che aveva fin da piccola di essere più coraggiosa che però veniva a mancare sempre di più durante la crescita.
Il libro non presenta una vera e propria fine, ma, la questione sulla terapia continua, lasciando così aperto, nel lettore, il dubbio e la domanda se ci siano stati dei reali passi in avanti.

Come afferma l’autrice, Marta Zura-Puntaroni, non è un libro da collocarsi nell’autobiografismo:
“il racconto retrospettivo in prosa che un individuo reale fa della propria esistenza, quando mette l’accento sulla sua vita individuale, in particolare sulla storia della propria personalità.”
Philippe Lejeune- Wikipedia
ma è un autofiction:
“indica il genere letterario in cui l’autore stesso è il protagonista delle vicende di finzione narrate.” – Treccani


Considerazioni Personali

Il libro mi è piaciuto molto, i temi che affronta sono molto sensibili.

Non è un libro adatto a tutti, ma personalmente per comprenderlo fino in fondo ci vuole una certa maturità. Forse, non adatto ai ragazzi sotto ai sedici anni per molte scene esplicite e un linguaggio talvolta non convenzionale, tuttavia invita il lettore a una personale introspezione e a chiedersi quanto in realtà Marta sia in ognuno di noi, una parte dei pensieri e delle paure che ci accomunano tutti.

Marta ha una scrittura molto scorrevole che fin da subito permette di immedesimarsi nel personaggio.
Il mio voto è:


Intervista

– Come è nata l’esigenza di scrivere questo libro?
La storia di Grande Era Onirica è un po’ particolare. Non ho iniziato a scrivere con l’intenzione razionale di scrivere un libro – nonostante a stesura ultimata mi sia resa conto fosse l’unica “soluzione” possibile. Nel 2015 ero con alcuni amici al Salone del Libro di Torino, per caso mi trovai a parlare – soprattutto di internet, di blog – con Alessandro Gazoia, editor minimum fax. Qualche giorno dopo diventammo amici su FB, lui lesse il mio blog. “Non scrivi male”, mi disse, “prova con qualcosa di più lungo”. E così è iniziata.
– Quanto effettivamente c’è di personale in un autofiction, in questo caso nel tuo libro?
Alla fine, credo, quasi tutti i libri hanno grandi componenti autobiografiche, o comunque la “vita” non può non essere la materia grezza da cui si cerca di modellare una narrazione che realizzi un nostro intento a livello di trama, o sostenga la nostra estetica. Ancora più profondamente è però vero che l’opera conclusa diventa qualcosa di sconosciuto all’autore, qualcosa che non ha più niente a che fare con lui: come un figlio che prima è parte di una madre e poi diventa un essere umano indipendente, con pensieri e desideri e segreti.
Parlando molto praticamente: la depressione e la psicofarmacologia sono “vere”, mio padre e il mio rapporto con lui è “vero”; la maggior parte del “resto” è più propriamente fiction.
– Grande Era Onirica oltre a raccontare una storia che per molte persone è reale, per cui si esce dall’autofiction, ha un obiettivo?
Devo dire che non mi piace parlare di scopi e obiettivi quando si parla di letteratura – così come non mi sento molto a mio agio quando qualcuno dice di apprezzare il libro soprattutto perché la storia è “coraggiosa”. La letteratura per me è fatta in una parte minore dalla storia che si narra e in una parte maggiore da come è narrata; è inoltre pericoloso pensare che un romanzo debba essere “utile” o “pedagogico”, si rischia di perdere di vista il senso di quello che è scrivere romanzi. Se c’è una parte politica, che proprio “voleva dire” qualcosa, quella è sicuramente la parte sulla psicofarmacologia. L’insegnamento morale? Prendere psicofarmaci (in un contesto controllato da specialisti) se si sta male è legittimo, e dopo un po’ di tempo ti fanno anche stare meglio.
– Tu, essendo anche una blogger, trovi differenze tra lo stile di scrittura che si ha sul blog rispetto che alla narrativa vera e propria?
Nei primissimi blog – ormai si parla di 15 anni fa – quando online c’erano pochissimi utenti, scrivere aveva un significato molto diverso, molto più simile a scrivere letteratura, credo. La possibilità che il tuo blog – nel 2002, 2003 – fosse visitato era così scarsa che scriverci diventava un atto di fede, buttare una bottiglia con un messaggio in mare. Col passare del tempo questa sensazione si è andata perdendo – uno dei punti di snodo è stato forse quando sono “caduti” i nickname dietro cui ci si nascondeva – e soprattutto scrivere adesso un post su un blog o meglio un post su Facebook ha una modalità e uno scopo completamente differenti. Ovviamente ancora distinto è quello che fanno le riviste letterarie online che sono riviste letterarie a tutti gli effetti ma realizzate in digitale.

Ringrazio Marta per aver partecipato a questo articolo e vi invito alla lettura di Grande Era Onirica.

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