dolceMENTE

Ultimamente sui social network sta spopolando il messaggio e quindi anche il pensiero definito “positivo”, molte sono le web influencer che trattano su ciò e numerosi sono anche i modi, spiegati da loro, per raggiungere la tranquillità dell’animo e la felicità.
Uno dei metodi più elogiati è la meditazione parte integrante di molti stili di Yoga in quanto ha il potere di far trovare la pace interiore e di mettersi in comunicazione con l’anima.
Infatti, il termine meditazione deriva dal latino meditatio e ha il significato di riflessione, esercizio e abitudine, proprio quest’ultima parola è importante per raggiungere i primi risultati.

La Nostra insegnante di Yoga Vania Ram Inder Kaur innanzitutto ci spiega che Ram Inder Kaur è un nome spirituale che rappresenta il destino disegnato come un’identità divina e ad ogni insegnante di Yoga appartiene uno di questi nomi personalizzati.

Afferma che già 40.000 anni prima di Cristo, si dice che, lo Yoga era completo nel suo sistema. Poi nei secoli e nei millenni si è andato ad adattare, trasformare, si è perduto e ritrovato, occultato, reso manifesto, seguendo le vicende dell’uomo nel tempo e nello spazio.
Da una sola matrice sono nate molte scuole. Dall’India, paese di origine, questa “tecnologia” si è andata a diffondere in tutto il mondo.

Dello Yoga l’Occidente ha colto prima di tutto l’aspetto miracoloso, l’abracadabra del santone dagli occhi di lucida follia che vive senza mangiare e respirare, che trasforma la roccia in acqua e materializza l’aria.
Poi ha scoperto la potenzialità ginnica e salutista, il miraggio della longevità come piccolo miracolo quotidiano.
Schiere di igienisti a versarsi l’acqua nel naso e a cercare la perfezione del corpo.
Quindi il rilassamento, l’abbandono, il silenzio della mente, antidoto allo stress, alla fretta della metropoli.
Il rapporto con se stessi, le discese nel profondo della coscienza dove tutto scompare e resta solo l’essere, le nozze mistiche di soggetto e oggetto, la spiritualità del samadhi.
Filosofia, ginnastica, psicologia, cura del corpo, cura della mente, via dello spirito, ricerca interiore, dimensione cosmica.
Qui ci muoviamo e ci piace definire questa disciplina con il termine coniato da Yogi Bhajan di “Umanologia”: scienza e arte dell’uomo in quanto tale, nella sua essenza, quel che Socrate intendeva dicendo «Conosci te stesso».
Tratto da “Yoga per il 2000 – da “Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan”

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La parola Yoga, come afferma René Guénon nell’Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, ha il significato di “unione” ed è una parola maschile che viene dal sanscrito.
Infatti, come dichiara Vania il termine “Yoga” può ben sintetizzarsi con il concetto di “unione”: unione tra Jivatman e Paramatman (tra l’anima individuale e lo spirito – o anima o energia – universale) o la perfetta integrazione del Sé vista come unione tra corpo, mente e spirito.
Esistono diversi stili di Yoga che però si focalizzano tutti sulla stimolazione e regolazione dell’energia umana che è la vera essenza della coscienza, questa energia è chiamata Kundalini e si assume attraverso l’ êkâgrya ovvero la “concentrazione”.
All’inizio la concentrazione si può assumere attraverso un pensiero qualunque, che può essere un simbolo o una parola o un immagine ma poi questi mezzi diventano inutili.

Lo Yogî, nello Yoga è una figura importante perché colui che ha realizzato l’unione perfetta e definitiva.

La leggenda della nascita dello Yoga racconta che in una Shiva insegna alla sua controparte femminile Parvati i segreti dello Yoga ed un pesce, Matsya, lo ascolta rapito e ne carpisce il segreto; Shiva allora decide di trasformare Matsya in essere umano per permettergli di tramandare questa conoscenza all’umanità.

La collocazione storica dello Yoga risale ad almeno duemila anni prima di Cristo, datazione possibile grazie ai ritrovamenti nei siti archeologici nella valle dell’Indo di Mohenjo-Daro e Harappa di sigilli, amuleti e tavolette in cui si trovavano figure in posizioni riconducibili alla tradizione yogica (anche se Yogi Bhajan ci ricorda come la prima forma standardizzata di questa disciplina risalga invece ad oltre 40.000 anni fa).

Il Kundalini Yoga ha rappresentato una vera e propria filosofia di vita che andava a toccare ogni aspetto della vita quotidiana che, nel tempo, portò alla nascita di diverse scuole che enfatizzavano le caratteristiche più vicine alle proprie condizioni di vita.
Fu così che, ad esempio, comunità di guerrieri posero l’accento su quelle pratiche che privilegiavano la padronanza del corpo fisico (Hatha Yoga), al contrario delle comunità di monaci che invece enfatizzarono soprattutto l’aspetto della devozione (Bhakti Yoga).

Il Kundalini Yoga, così come insegnato dal Maestro indiano Yogi Bhajan (arrivato in Occidente verso la fine degli anni ’60) e al quale ci ispiriamo nella nostra pratica e nel nostro condividerne gli insegnamenti, consiste in un sistema originale ed integrato che unisce esercizi fisici e precise posizioni asana, controllo delle fasi del respiro e tecniche specifiche di respirazione pranayama, meditazione e recitazione di mantra (ripetizioni di fonemi e sillabe che tra l’altro permettono mediante la stimolazione con la lingua di 84 punti meridiani situati sul palato di agire direttamente sul sistema nervoso centrale).
Da ciò si evince che il Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan, è molto più di un semplice insieme di esercizi ginnici che coinvolgono solo il corpo: si tratta in realtà di uno strumento potente e dinamico, sicuro e alla portata di tutti, per espandere in maniera completa la propria consapevolezza (tornando al concetto di unione/armonia tra corpo, mente e spirito/anima). Per questa ragione, praticare Kundalini Yoga mantiene il corpo in forma ed aiuta a scaricare lo stress sia fisico sia mentale, allenando la mente ed il corpo ad essere forti e flessibili di fronte alle difficoltà e ai cambiamenti. Le tecniche aiutano a migliorare la circolazione sanguigna e linfatica, agiscono per riequilibrare il sistema ghiandolare, agiscono sul sistema immunitario e rafforzano il sistema nervoso. I praticanti arrivano a possedere un maggiore autocontrollo, una più stabile tranquillità della mente, una migliore capacità di concentrazione ed una più profonda e consapevole fiducia in se stessi.
Come abbiamo accennato all’inizio uno dei momenti della disciplina dello Yoga è dedicato alla Meditazione.

Per Yogi Bhajan ( Maestro del Kundalini Yoga) definire la meditazione non è facile in quanto essa non è un’azione bensì uno stato della mente, in cui non siamo attivi ma ricettivi. Di tecniche meditative ne esistono tantissime e sono rivolte a tutti perché creano una via di comunicazione tra il corpo e la mente.

Il Maestro consiglia la meditazione il mattino presto, prima dell’alba perché il potere del sole, l’energia del raggio è più sparsa e la mente non è controllabile. Con solo due minuti di meditazione ci cominceranno ad arrivare molti pensieri, quei pensieri che non vogliamo toccare, pensieri censurati, brutti e arrabbiati. La meditazione sta proprio nel lasciare andare questi pensieri.

La meditazione è un’esperienza personale e anche quando si fa in gruppo rimane privata.
Prima di prepararsi a meditare bisogna tener conto dell’ambiente e sceglierlo in base alla tranquillità e anche alla sacralità. Si può meditare a qualunque ora, ma come tutto ci sono delle fasce orarie preferibili: dalle 04:00 alle 7:00 del mattino e dalle 16:00 alle 19:00 e non si dovrebbe mai meditare a stomaco pieno. La posizione non ha importanza ma bisogna solo stare attenti alla schiena che assuma una posizione eretta.

Per quanto riguarda l’abbigliamento è meglio mettere abiti comodi e coprire il capo.

Infine, durante queste sessioni di meditazione bisogna controllare il respiro, facendo respiri molto profondi e lenti in modo da far uscire tutta la tensione del corpo.

Il tempo di una meditazione può variare a seconda dei risultati che vogliamo avere:
• 3 minuti di meditazione influenza il campo elettromagnetico e la circolazione del sangue.
• 11 minuti di meditazione iniziano a cambiare i nervi e il sistema ghiandolare.
• 22 minuti di meditazione equilibrano le tre menti che cominciano a lavorare insieme.
• 31 minuti di meditazione permettono alle ghiandole, al respiro e alla concentrazione di influenzare tutte le cellule e i ritmi del corpo.
• 62 minuti di meditazione cambiano la materia grigia nel cervello.
• 2 ore mezzo cambiano la psiche in correlazione al campo magnetico circostante in modo tale che la mente subconscia sia tenuta fermamente nel nuovo schema dalla mente universale che la circonda.

Io ringrazio Vania per aver accettato di essere intervistata e di avermi inviato materiale utile alla stesura di questo articolo.

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Immagine di copertina presa da WeHeartIt (@ljubicaselak)

 

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