Una giornata da giornalista

Grazie a United Network in collaborazione con Repubblica@Scuola ho avuto l’opportunità e il piacere di partecipare al contest “RACCONTA I TUOI GIORNI DA AMBASCIATORE” e sono riuscita a rientrare tra i 10 scelti per andare ad intervistare il giornalista Federico Rampini.
Il racconto andava inviato entro il 20 Gennaio e l’unica regola era quella di rientrare nelle 1500 battute con il racconto.

Il mio racconto:

Tre anni fa, per la prima volta, conobbi l’IMUN attraverso la mia scuola. Aderii immediatamente al progetto, frequentavo il secondo liceo scientifico.
Guerre, povertà e religioni rimangono realtà indissolubili per una completa conoscenza scolastica. La storia, per me, diventava “l’adesso”.
Oggi posso dire con certezza che è una delle esperienze più formative che un adolescente possa fare, un gioco di ruolo che coinvolge in prima persona e che mette in contatto con la realtà.
Ho partecipato per tre anni consecutivi.
Alla mia prima esperienza, mi fu assegnato il Burundi nella CCPCJ e dovetti trattare il topic sull’estradizione, tematica sensibile quanto complessa.
Partecipare anno dopo anno suscita in me grande emozione, tra euforia e insicurezza che si dissipano sempre in un meraviglioso senso di appartenenza. Delegati tutti sullo stesso piano, tutti ragazzi mossi dallo stesso spirito di partecipazione e conoscenza. Simulare il ruolo di ambasciatore IMUN lascia in eredità non soltanto la scoperta di realtà lontane, i problemi e le possibili soluzioni per un mondo di pace, ma anche nuove amicizie nate per un intento comune. Il sentimento più forte che IMUN genera è quello della convinzione che possiamo davvero essere noi a fare la differenza per il futuro dell’umanità, che sarà anche il nostro futuro, attraverso il dialogo e l’apertura, la collaborazione e la cooperazione, tra i popoli, sì, ma anche tra le persone.

Oggi 29 Gennaio si è tenuta l’intervista a Federico Rampini, presso la redazione della Repubblica.
Federico Rampini oltre ad essere un noto giornalista vicedirettore de Il Sole 24 Ore e poi capo della redazione milanese, in seguito inviato del quotidiano La Repubblica a Parigi, Bruxelles e San Francisco è anche un saggista Italiano e il suo ultimo saggio è “Le linee Rosse”. Inoltre ora sta presentando in diverse città lo spettacolo “Trump Blues”.

Prima di andare a intervistarlo abbiamo preparato essenzialmente due domande che poi però purtroppo durante la conferenza si sono trasformate in una sola in quanto il tempo a disposizione era poco.
La domanda che gli ho posto io è stata:

Fra le recenti e numerose ricerche, pubblicate anche online, ne cito due:
la prima de LaPresse
“ L’82% della ricchezza creata l’anno scorso nel mondo è finito nelle mani dell’1% più ricco della popolazione del pianeta e le donne pagano il prezzo elevato di queste disuguaglianze”
La seconda de La Stampa
“La disuguaglianza è forte, ma non è uguale in tutti i Paesi e in tutte le aree del mondo. Il 27% del reddito che finisce al 10% più ricco della popolazione in Europa può sembrare un dato molto alto, ma resta inferiore rispetto a quello che succede (in ordine crescente) in Cina, Russia, Stati Uniti, Africa subsahariana, India, Brasile e Medio Oriente. In Medio Oriente al 10% che guadagna di più tocca addirittura il 60% di tutto il prodotto nazionale, mentre il 90% della popolazione vive con meno della metà del reddito prodotto.”
Da questi articoli si evince che la ricchezza planetaria e quindi il potere economico che oggi rappresenta una forma di potere assoluto è in mano a un numero esiguo di persone, direi di famiglie. Alla luce del ruolo che svolgiamo nella simulazione IMUN, ho preso parte tre volte alla simulazione IMUN due volte come delegato ho rappresentato nelle due simulazioni due paesi completamente differenti: il Burundi il quinto paese più povero al mondo e il Kuwait uno dei paesi più ricchi del mondo e mi sono trovata a confrontarmi con problematiche sociali nettamente contrastanti.
Lei pensa che si possa arrivare, attraverso la politica, a un equilibrio distributivo in base ai fabbisogni reali, evitando quindi ogni forma di violenza o ciò rappresenta solo un’utopia?

La risposta del giornalista è stata molto esaustiva e ha affermato che è indispensabile parlare di questo tema della disuguaglianza. Ha preso come esempio la Cindia ovvero  Cina e India, qui infatti c’è stato un grande balzo in avanti perché durante gli anni 60 veniva considerato ancora come il terzo mondo. Mentre Cindia faceva un passo in avanti qui in Occidente le cose sono peggiorate. Non si riuscirà ad arrivare ad un equilibrio distributivo senza violenze in quanto la nostra storia è formata da questi eventi che hanno sempre comportato catastrofi.

Oggi sono entrata a stretto contatto con il mondo del giornalismo, ho potuto visitare la sede del La Repubblica e ho avuto l’onore di conoscere Federico Rampini. È stata una giornata preziosa. 

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